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Museo di Arte Sacra

23 Via Ruggero Settimo Gioiosa Marea

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Il Museo di Arte Sacra di Gioiosa Marea, progettato in collaborazione tra il Comune, la Parrocchia San Nicolò e la Diocesi, è altro luogo qualificante del Museo diffuso in diocesi.

Organicamente collegato col Museo diocesano, si relaziona con i numerosi beni culturali e con le varie testimonianze di rilevante valenza artistica presenti in Gioiosa Marea e nei comuni dei Nebrodi e della Costa Saracena.

L’esposizione, variegato mosaico di testimonianze culturali, nel limitato spazio disponibile, presenta opere significative dei periodi più importanti della storia religiosa e civile della cittadina di oggi e di ieri, Gioiosa Marea e Gioiosa Guardia.

Borgo, quest’ultimo, posto in alto sulla montagna, a sette chilometri dal mare e scardinato, nella penultima decade del diciottesimo secolo, da tremendi terremoti (1780, 1783 e 1786) che costrinsero gli abitanti al trasferimento sulla costa, dando origine alla Gioiosa di oggi.

In un tempo prodigiosamente breve, chiese, altari, statue, tele, vie e luoghi civici vengono armonicamente ricomposti e quasi plasticamente riprodotti.

Agli inizi del 1800 la riedificazione è quasi completa.

Pertanto, le opere presenti nel Museo d’Arte Sacra di Gioiosa Marea consentono di ripercorrere alcuni dei momenti più importanti della storia civile e religiosa sin dai tempi della vitalità di Gioiosa Guardia.

Provenienti dalle chiese di San Nicolò e di Santa Maria, queste opere d’arte costituiscono la testimonianza dell’attenzione che nel passato era dedicata al culto e all’arredo delle chiese.

Le testimonianze artistiche vanno dal XVII al XX secolo, e, tra di esse, si trovano pregevoli paramenti, tra cui piviali, tunicelle e pianete ricamati con fili d’oro e di seta, già esposti in rassegne nazionali e nella mostra “La seta e la Sicilia” tenutasi a Messina nel febbraio-marzo 2002, che attestano la cura e la tutela di uno splendido patrimonio salvato dalla dispersione e dalla indifferenza.

Opere seriche, rimaste per lungo tempo nel chiuso delle sagrestie, ora si offrono nella loro straordinaria bellezza a testimoniare la fecondità di laboratori e di artigiani dell’area nebroidea, che attraverso arredi e manufatti liturgici hanno segnato la storia artistica della Chiesa in questa zona.

Il loro valore più recondito attiene pertanto alla rivisitazione storica che permette di riscoprire il cammino di fede attraverso l’agire delle varie generazioni.

È di immediata percezione il loro pregio, poiché in esse si manifesta la capacità creativa di artisti, ricamatori e maestranze che hanno soddisfatto le richieste delle committenze illuminate (vescovi, parroci, confraternite, privati…) imprimendo nella materia il senso religioso e la devozione della comunità cristiana.

Tra i manufatti in argento (calici, navicelle, turiboli, ostensori, pissidi, urna, reliquiari, crocifissi, corone…), spicca il grande ostensorio (h. cm 80), opera di argentiere messinese del XVII secolo.

Si tratta di una valida realizzazione d’argento che all’originale soluzione formale unisce una fine decorazione, realizzata a sbalzo ed incisione, e un interessante impianto iconografico.

Nella parte superiore (raggiera) sono sbalzate spighe di frumento che circondano il vano per l’esposizione dell’ostia consacrata.

Il fusto dell’oggetto è costituito dalle figure realizzate in fusione e che rimandano al sacrificio che Abramo stava per compiere del figlio Isacco.

L’oggetto risulta, dunque, di alto pregio, per l’elevata qualità dell’esecuzione, per la omogeneità e la coerenza della decorazione.

Nella stessa sala museale è riunito un gruppo di tele significative delle operose botteghe artistiche del Settecento siciliano, che rimandano al maestro e pittore Olivio Sozzi (1690-1765), che per Gioiosa Marea produsse un considerevole numero di opere.

Tele che riflettono una libera e sciolta elaborazione degli schemi conchiani, di cui Sozzi riduce gli elementi architettonici, affidando la costruzione spaziale ad un abile ed acceso gioco coloristico di drappi mossi e rigonfi, entro cui le figure vibrano di tensione religiosa.

Le grandi pale, eseguite dal Sozzi e custodite a Gioiosa nelle Chiese di San Nicolò e di Santa Maria, costituiscono un complesso unico, e per la qualità esecutiva e l’ottimo stato di conservazione, e per la certezza della documentazione.

Al centro della sala, nei due contenitori bassi, sono esposti esemplari di antichi libri liturgici, documenti dell’archivio storico parrocchiale e rarissime cinquecentine, importanti testimonianze della vitalità culturale e religiosa di Gioiosa.

La buona qualità delle opere esposte rappresenta efficacemente la sensibilità ed i sentimenti religiosi delle passate generazioni e nel contempo evidenzia ancor più che la Chiesa, maestra di vita, non può non assumersi anche il ministero di aiutare l’uomo contemporaneo a ritrovare lo stupore religioso davanti al fascino della bellezza e della sapienza che si sprigiona da quanto ci ha consegnato la storia.

L’esposizione museale è un’arricchente proposta culturale e spirituale sia per la comunità cristiana che per la società civile, sia come bene della memoria, sia come spazio di custodia di opere d’arte, che nei secoli hanno contribuito alla crescita morale e civile delle passate generazioni.

Oggi indubbiamente costituiscono frammenti vivi del passato di una comunità e documenti indispensabili per ricostruirne e conservarne l’identità civile e religiosa. Il percorso museale si relaziona ed è punto di partenza per la visita alla cittadina di Gioiosa Marea e al ricco e fecondo patrimonio artistico esposto nella Chiesa parrocchiale adiacente al Museo e nella vicina Chiesa Santa Maria.

Questi luoghi, insieme ad altre opere d’arte, ospitano preziose tele del citato Olivio Sozzi ed interessanti “Madonne”, opere marmoree di scuola gaginiana, che, nel candore translucido del marmo, posseggono armonie rispondenti alle idealità rinascimentali e che traggono ispirazione dal volto e dal corpo delle fanciulle dell’Isola.

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