Gioiosa Marea riscopre gli antichi sapori: il “pesce povero” diventa ricchezza del territorio
Riscoprire le specie ittiche locali meno conosciute e meno richieste dal mercato, recuperare tradizioni che appartengono alla storia delle comunità costiere, sostenere la pesca locale e, nello stesso tempo, promuovere un utilizzo più consapevole e sostenibile delle risorse del mare.
È attorno a questi temi che si è sviluppata “Alla scoperta degli antichi sapori – Tradizione, mare e territorio”, la manifestazione che ieri, domenica 30 agosto, ha richiamato a Gioiosa Marea un pubblico numeroso, trasformando Piazza Cristoforo Colombo in un luogo di incontro tra pescatori, mondo scientifico, istituzioni, gastronomia e memoria.
Una manifestazione che ha avuto come protagonista proprio quel “pesce povero” che per generazioni ha costituito una componente fondamentale dell’alimentazione delle famiglie delle comunità marinare. Specie magari meno appetibili commercialmente, ma tutt’altro che povere per qualità nutrizionali e per il valore che assumono all’interno di una gestione equilibrata delle risorse marine.
Non a caso il progetto ha scelto uno slogan che sintetizza bene questa filosofia: “Un mare Gioiosa…mente ricco di pesce povero”.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Gioiosa Marea e finanziata dalla Regione Siciliana attraverso il Dipartimento della Pesca Mediterranea, rientra in un programma più ampio di valorizzazione del pescato locale. Gioiosa Marea è tra i dodici Comuni della provincia di Messina che hanno ottenuto il finanziamento, nell’ambito delle 52 manifestazioni sostenute in Sicilia.
«Manifestazioni di questo genere – ha spiegato il sindaco Tindara La Galia – ci permettono di promuovere il prodotto locale attraverso momenti di approfondimento, showcooking e degustazioni, ma anche di avviare iniziative che possano coinvolgere le scuole e far conoscere ai nostri ragazzi il pesce povero. Povero soltanto tra virgolette, perché parliamo spesso di specie ricche di sostanze nutritive».
Un progetto, quindi, che non vuole fermarsi alla degustazione di una sera. L’obiettivo è lavorare anche sull’educazione alimentare, sulla conoscenza del mare e sulla necessità di diversificare i consumi, evitando che la domanda si concentri sempre sulle stesse specie. Riscoprire il pescato meno conosciuto significa infatti sostenere gli operatori locali e, contemporaneamente, contribuire a una pesca più sostenibile.
Gioiosa Marea e San Giorgio una storia costruita sul mare
La scelta di Piazza Cristoforo Colombo, ha detto l'assessore comuanle Teodoro Lamonica, assume, in questo contesto, un significato particolare, è un borgo che ha costruito una parte importante della propria identità sul mare e sulla pesca, sottolineando come proprio in questa zona, decenni addietro, venisse lavorato e salato il pesce, successivamente commercializzato anche lontano dal paese.
Una memoria fatta di pescatori, famiglie, barche e commerci. Il pesce conservato arrivava in altre zone della Sicilia e persino a Palermo, affrontando viaggi che si svolgevano con mezzi che oggi appartengono ad un'altra epoca.
Recuperare questa memoria significa anche dare un senso più profondo alla valorizzazione del borgo marinaro.
«Vogliamo lavorare su questo territorio e renderlo sempre più vivibile – ha sottolineato Lamonica – perché siamo vicini al mare e il mare per Gioiosa Marea rappresenta qualcosa di fondamentale».
Non solo recupero della memoria, dunque, ma un progetto che prova a utilizzare quella storia come elemento di sviluppo e di identità contemporanea.
Pescatori e scienziati attorno allo stesso tavolo
Uno dei momenti centrali della manifestazione è stato il confronto dedicato alla pesca nel Golfo di Patti e alle pratiche per un consumo sostenibile, mettendo insieme competenze ed esperienze molto diverse.
Al dibattito hanno partecipato Nino Accetta, presidente regionale di Confcooperative Pesca; Dario Natoli del GAC Golfo di Patti; Giacomo Napoli, memoria storica dei pescatori del luogo e componente della Cooperativa Pescatori di San Giorgio; Davide Ciraolo della Stazione Zoologica Anton Dohrn – Sicily Marine Centre, Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini; Daniela Lo Monaco, dirigente biologa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia. Presenti anche il sindaco Tindara La Galia e l’assessore Teodoro Lamonica. A condurre il confronto è stato il giornalista Massimo Scaffidi.
Un parterre che ha consentito di parlare del mare da più punti di vista: quello di chi lo studia, di chi è chiamato a tutelarlo e di chi continua a viverlo quotidianamente come fonte di lavoro e che punta,c ome già fatto lo scorso anno a far entrare nelles cule la culturadel mare, dei suoi prodotti, dei pesci del territorio..
Attorno al progetto si è costruita, del resto, una rete più ampia che comprende, tra gli altri, la Cooperativa Pescatori San Giorgio, la Stazione Zoologica Anton Dohrn Sicilia, l’Area Marina Protetta Capo Milazzo, Marevivo Sicilia, il GAC Golfo di Patti e l’Organizzazione dei Produttori della Pesca del Litorale Tirrenico e dell’Arcipelago Eoliano.
Ed è proprio l’incontro tra sapere scientifico e conoscenza maturata sul campo dai pescatori uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa. Parlare di sostenibilità significa infatti proteggere l’ambiente marino, ma anche creare le condizioni perché la pesca possa continuare a rappresentare un’attività economica e una componente dell’identità del Golfo di Patti.
Il “pesce povero” arriva in tavola
Naturalmente non poteva mancare la cucina. Perché il modo più immediato per riscoprire un prodotto rimane quello di assaggiarlo.
La chef Lorena Campisi ha proposto una pasta alla palermitana preparata con acciughe locali, trasformando ingredienti semplici in una dimostrazione concreta delle potenzialità gastronomiche del pescato tradizionale.
«È bello riuscire a proporre un piatto così semplice e farlo conoscere alle persone – ha spiegato – con l’idea che possano poi riproporlo anche nelle proprie case».
Lo showcooking e la degustazione hanno rappresentato così la prosecuzione pratica del confronto sviluppato durante la serata: dalla conoscenza del prodotto alla sua preparazione, mostrando come valorizzare il pesce locale possa essere anche semplice e alla portata di tutti.
A completare la manifestazione è stata la musica della Black & White Band, che ha accompagnato la parte conclusiva della serata.
Ma al di là della festa e della gastronomia resta il messaggio di fondo. Il “pesce povero” può diventare una piccola grande risorsa: significa diversificare il consumo, sostenere i pescatori, ridurre la pressione sulle specie maggiormente richieste e recuperare ricette e consuetudini che rischiano di scomparire.
E farlo a Gioiosa marea assume un valore ancora più forte. Qui il mare non è semplicemente lo scenario davanti al quale organizzare una manifestazione. È parte della storia del paese.
Per questo “Alla scoperta degli antichi sapori” ha raccontato qualcosa che va oltre una serata gastronomica: il tentativo di recuperare dal passato una cultura del mare e trasformarla in una risorsa per il presente e per il futuro di Gioiosa Marea.
Riscoprire le specie ittiche locali meno conosciute e meno richieste dal mercato, recuperare tradizioni che appartengono alla storia delle comunità costiere, sostenere la pesca locale e, nello stesso tempo, promuovere un utilizzo più consapevole e sostenibile delle risorse del mare.
È attorno a questi temi che si è sviluppata “Alla scoperta degli antichi sapori – Tradizione, mare e territorio”, la manifestazione che ieri, domenica 30 agosto, ha richiamato a Gioiosa Marea un pubblico numeroso, trasformando Piazza Cristoforo Colombo in un luogo di incontro tra pescatori, mondo scientifico, istituzioni, gastronomia e memoria.
Una manifestazione che ha avuto come protagonista proprio quel “pesce povero” che per generazioni ha costituito una componente fondamentale dell’alimentazione delle famiglie delle comunità marinare. Specie magari meno appetibili commercialmente, ma tutt’altro che povere per qualità nutrizionali e per il valore che assumono all’interno di una gestione equilibrata delle risorse marine.
Non a caso il progetto ha scelto uno slogan che sintetizza bene questa filosofia: “Un mare Gioiosa…mente ricco di pesce povero”.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Gioiosa Marea e finanziata dalla Regione Siciliana attraverso il Dipartimento della Pesca Mediterranea, rientra in un programma più ampio di valorizzazione del pescato locale. Gioiosa Marea è tra i dodici Comuni della provincia di Messina che hanno ottenuto il finanziamento, nell’ambito delle 52 manifestazioni sostenute in Sicilia.
«Manifestazioni di questo genere – ha spiegato il sindaco Tindara La Galia – ci permettono di promuovere il prodotto locale attraverso momenti di approfondimento, showcooking e degustazioni, ma anche di avviare iniziative che possano coinvolgere le scuole e far conoscere ai nostri ragazzi il pesce povero. Povero soltanto tra virgolette, perché parliamo spesso di specie ricche di sostanze nutritive».
Un progetto, quindi, che non vuole fermarsi alla degustazione di una sera. L’obiettivo è lavorare anche sull’educazione alimentare, sulla conoscenza del mare e sulla necessità di diversificare i consumi, evitando che la domanda si concentri sempre sulle stesse specie. Riscoprire il pescato meno conosciuto significa infatti sostenere gli operatori locali e, contemporaneamente, contribuire a una pesca più sostenibile.
Gioiosa Marea e San Giorgio una storia costruita sul mare
La scelta di Piazza Cristoforo Colombo, ha detto l'assessore comuanle Teodoro Lamonica, assume, in questo contesto, un significato particolare, è un borgo che ha costruito una parte importante della propria identità sul mare e sulla pesca, sottolineando come proprio in questa zona, decenni addietro, venisse lavorato e salato il pesce, successivamente commercializzato anche lontano dal paese.
Una memoria fatta di pescatori, famiglie, barche e commerci. Il pesce conservato arrivava in altre zone della Sicilia e persino a Palermo, affrontando viaggi che si svolgevano con mezzi che oggi appartengono ad un'altra epoca.
Recuperare questa memoria significa anche dare un senso più profondo alla valorizzazione del borgo marinaro.
«Vogliamo lavorare su questo territorio e renderlo sempre più vivibile – ha sottolineato Lamonica – perché siamo vicini al mare e il mare per Gioiosa Marea rappresenta qualcosa di fondamentale».
Non solo recupero della memoria, dunque, ma un progetto che prova a utilizzare quella storia come elemento di sviluppo e di identità contemporanea.
Pescatori e scienziati attorno allo stesso tavolo
Uno dei momenti centrali della manifestazione è stato il confronto dedicato alla pesca nel Golfo di Patti e alle pratiche per un consumo sostenibile, mettendo insieme competenze ed esperienze molto diverse.
Al dibattito hanno partecipato Nino Accetta, presidente regionale di Confcooperative Pesca; Dario Natoli del GAC Golfo di Patti; Giacomo Napoli, memoria storica dei pescatori del luogo e componente della Cooperativa Pescatori di San Giorgio; Davide Ciraolo della Stazione Zoologica Anton Dohrn – Sicily Marine Centre, Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini; Daniela Lo Monaco, dirigente biologa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia. Presenti anche il sindaco Tindara La Galia e l’assessore Teodoro Lamonica. A condurre il confronto è stato il giornalista Massimo Scaffidi.
Un parterre che ha consentito di parlare del mare da più punti di vista: quello di chi lo studia, di chi è chiamato a tutelarlo e di chi continua a viverlo quotidianamente come fonte di lavoro e che punta,c ome già fatto lo scorso anno a far entrare nelles cule la culturadel mare, dei suoi prodotti, dei pesci del territorio..
Attorno al progetto si è costruita, del resto, una rete più ampia che comprende, tra gli altri, la Cooperativa Pescatori San Giorgio, la Stazione Zoologica Anton Dohrn Sicilia, l’Area Marina Protetta Capo Milazzo, Marevivo Sicilia, il GAC Golfo di Patti e l’Organizzazione dei Produttori della Pesca del Litorale Tirrenico e dell’Arcipelago Eoliano.
Ed è proprio l’incontro tra sapere scientifico e conoscenza maturata sul campo dai pescatori uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa. Parlare di sostenibilità significa infatti proteggere l’ambiente marino, ma anche creare le condizioni perché la pesca possa continuare a rappresentare un’attività economica e una componente dell’identità del Golfo di Patti.
Il “pesce povero” arriva in tavola
Naturalmente non poteva mancare la cucina. Perché il modo più immediato per riscoprire un prodotto rimane quello di assaggiarlo.
La chef Lorena Campisi ha proposto una pasta alla palermitana preparata con acciughe locali, trasformando ingredienti semplici in una dimostrazione concreta delle potenzialità gastronomiche del pescato tradizionale.
«È bello riuscire a proporre un piatto così semplice e farlo conoscere alle persone – ha spiegato – con l’idea che possano poi riproporlo anche nelle proprie case».
Lo showcooking e la degustazione hanno rappresentato così la prosecuzione pratica del confronto sviluppato durante la serata: dalla conoscenza del prodotto alla sua preparazione, mostrando come valorizzare il pesce locale possa essere anche semplice e alla portata di tutti.
A completare la manifestazione è stata la musica della Black & White Band, che ha accompagnato la parte conclusiva della serata.
Ma al di là della festa e della gastronomia resta il messaggio di fondo. Il “pesce povero” può diventare una piccola grande risorsa: significa diversificare il consumo, sostenere i pescatori, ridurre la pressione sulle specie maggiormente richieste e recuperare ricette e consuetudini che rischiano di scomparire.
E farlo a Gioiosa marea assume un valore ancora più forte. Qui il mare non è semplicemente lo scenario davanti al quale organizzare una manifestazione. È parte della storia del paese.
Per questo “Alla scoperta degli antichi sapori” ha raccontato qualcosa che va oltre una serata gastronomica: il tentativo di recuperare dal passato una cultura del mare e trasformarla in una risorsa per il presente e per il futuro di Gioiosa Marea.